Is there anybody out there?

In fondo riusciamo a risolvere tutto il resto,
fatti come siamo di una esistenza sotterranea e di lotta,
si ritorna sempre a rivedere un’ora splendente di vittoria

[Nietzsche]

 

Prati verde smeraldo e boschi gialli. I piatti scenari della baviera erano tra i paesaggi più distanti da quello dell’incidente. Il messaggio mi strappò dall’apatia del viaggio in bus con la forza che solo le cose irreversibili possono avere. “il Rizzi è morto”. Mentre telefonavo per avere maggiori informazioni speravo che fosse per un incidente in macchina, malore o qualsiasi altra cosa. Avrebbe reso la cosa meno dolorosa. Lo conoscevo, ma non abbastanza da definirlo amico, almeno nel senso più puro del termine, e la  morte in una situazione normale sarebbe stata meno carica di significati. Ma sapevo già la risposta. Era morto arrampicando. Sabato si trovava in val Noasca. Andava da primo (in un primo momento mi avevano riferito che era con la corda dall’alto, e la cosa mi aveva shockato non poco; dovrebbero verificarsi una serie fantozziana di eventi per morire in quel modo), si rompe l’appoggio del piede  e cade per sei metri. Batte le testa, probabilmente su uno spuntone perché indossava l’elmetto. Rapido, forse anche indolore. Tutto sommato sempre meglio di una lunga agonia in ospedale. Certo è difficile non pensare a Luca, il compagno che lo assicurava. Cosa avrà provato a vederlo cadere? Probabilmente niente, la pugnalata allo stomaco sarà arrivata quando alla canonica domanda “tutto ok?” non seguì risposta. Deve essere terribile sopravvivere a una cosa del genere. Sarà tormentato da pensieri martellanti? Una sicura più dinamica lo avrebbe salvato? Troppo comodo pensarci seduti davanti al pc, quello che è successo non si può cambiare. Andrea non ha avuto fortuna. Spero che anche luca la pensi cosi, e che non abbia troppi problemi e incubi.

La gita passata tra birra, nullafacenza, troie e troiate non aiuta ad assorbire la cosa. Qualche chiacchierata e alcuni momenti sono stati davvero belli, e le birre erano davvero degne di essere bevute.  Però  ero sempre con persone che non avevano niente a che fare con l’alpinismo, che difficilmente avrebbero capito, che al massimo mi avrebbero detto “mi dispiace” o peggio “te lo avevo detto”. Non è il primo morto arrampicando che sento. Ho già visto incidenti, alcuni anche con me protagonista, ma questa è la prima volta che muore qualcuno del mio giro, qualcuno che conosco, che faceva le vie che faccio io, con cui organizzavo uscite. Stando con i soci avrei avuto una disposizione più dinamica. Sarei stato in mezzo a cinici ossessionati, avremmo condiviso il dolore per poi progettare la prossima uscita. Non mi dispiacerebbe però sentire una ragazza che fa alpinismo, vedere come si combina il cinismo da climber con la gentilezza e l’empatia. Viste dal fuori certe cose sembrano peggio di quanto non appaiano standoci dentro. È morto facendo quello che gli piaceva, ma questo alla fine non conta niente. Poteva morire cadendo dalle scale e per lui sarebbe stato uguale. Conta come si vive. E lui ha vissuto bene.  Certo, avrebbe preferito tornare da quella uscita, farne altre, sfottere Ares per la sua fobia per doppie nel vuoto, il Bono per la sua assenza dalle vere orobie, attuare i sui progetti, divertirsi con gli amici e uscire con la tipa. Ma la montagna ci doveva essere, e lei deve essere abbracciata con tutti i sui rischi, pro e contro.  O almeno questo è quello che penso io, ma è una cosa condivisa da chi ha questa passione, altrimenti o è un incosciente o è un falesista, e in questo caso farebbe uno sport e non alpinismo.

Passare le domeniche in casa mi deprime, andare a godersi il tramonto in un cimitero non le migliora molto. Anche se però è sempre una bella esperienza spirituale. Alla fine preferisco le emozioni negative che l’assenza di esse. Ti costringono a interrogarti. Ci sono andato per cosa? Credo davvero che Andrea ormai non sia solo un semplice cadavere con la testa fracassata? Mah, più che credere in qualcosa ci spero. Spero che dopo la morte ci sia qualcosa. Non è molto, ma a volte è consolante.

La luce radente evidenziava, tingendola di rosso, la neve appena caduta sulle cime sullo sfondo. Mentre uscivo dal camposanto il vento fresco preannunciava l’arrivo dell’inverno. Le picche non rimarranno nell’armadio ancora per molto…

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3 risposte a "Is there anybody out there?"

  1. vivere o morire,
    ma bene.
     
    farlo bene. quel vivere nel vero senso della parola.
    con il cervello e con lo stomaco.
    mi viene in mente questo.
     
    poi..poi si vedrà.
    e in fondo in fondo già ci si spera.
     
    ciao Ale
     
    Mike
     

  2. beh sai come si dice….non ci è dato di decidere quando morire…ma di sicuro possimo scegliere come vivere!E in certi casi anche come morire! E direi che non è poco!….Comunque indubbiamente grandissimo Fetonzo…bisognerà passare da Learch in suo onore….F.

  3. ah comunque personalmente dubito ci sia qualcosa dopo la morte…e a pensarci è bello così…cioè che un domani torneremo alla Natura così come da essa siamo venuti! come è così per ogni cosa…per ogni animale o pianta…e non vedo perchè solo noi dovremmo essere esclusi da questo bel cerchio….F.

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