The Division Bell

Il rasoio non ha ancora reciso l’arto, ma il solco è profondo. A parole è facile recidere una parte di sé. Recidere i rapporti  incompleti e anche parte di quelli solidi. Attività, abitudini, parte della tua vita. Tutto quello che non è compatibile con il tuo obbiettivo è da tagliare…

Ma quando la pelle inizia a bruciare è difficile continuare a premere la lama.

In fondo è solo un assaggio, non la mutilazione completa. La ferita se curata bene può andarsene senza lasciare segni. Eppure già qua a molti è tremata la mano e alla vista del primo sangue hanno mollato. Foglio di dimissioni, grazie di aver provato, addio. Di loro resta solo la branda vuota.

<<fronte cinque!! Veloci, incolonnarsi!!>> le urla mi fanno bruscamente ricadere dai miei pensieri alla realtà.

Giorno 1. Test biografici e psicologici. Tempo di studiare i compagni di gruppo. Gente che viene da tutta Italia (e non solo) ma che in fondo si assomiglia un po’ tutta. Siamo in teoria in 51, con qualche rinunciatario sui 45, di cui 4 già militari. Lego subito con l’alpino milanese, di stanza  a brunico con il 6rgt. Un personaggio particolare. Assolutamente folle in civile quanto rispettoso della divisa e dell’ordine gerarchico. Fumatore accanito rischiava di ammazzarsi ogni volta che eravamo implotonati. Le file davanti a lui si aprivano per evitare una panchina, un palo o altro ostacolo a piacere e lui lo prendeva in pieno, intento come era ad accendersi una sigaretta. E lui era SEMPPRE intento ad accendersi una sigaretta. La cosa notevole era che teneva il passo gattonando o barcollando, sfottendo noi civili incapaci di simili prodezze. Col tempo imparammo che quando tirava fuori il pacchetto di sigarette qualcuno doveva essere pronto a indirizzarlo sulla retta via.

In caserma ci si muoveva sempre implotonati, sempre con fronte, ovvero numero di colonne, dispari. Naturalmente non ci sentivamo in obbligo di finire in pozzanghere solo per restare ordinati e quindi con la pioggia ci disperdevamo peggio dell’esercito borbonico e ciò forniva pretesto a tutti i graduati di passaggio di sfogarsi su di noi (e voi sareste i futuri allievi ufficiali? Neanche in colonna siete capaci di stare! )

Giorno 2: si inizia a ballare. Prove fisiche. Colazione decisamente leggera, per fobia della corsa. Tutti imprecano contro la pista bagnata. La sera prima avevo iniziato a conoscere il mio compagno di branda, il cui nome è una da solo una storia: John Wayne III. Visto che alle 22 c’è il contrappello in piedi davanti alle brande, stile Full metal Jacket, come si può evitare di citargli ogni volta la celebre battuta riguardante il suo omonimo?

Mi stupisce davvero quando ritornando dal suo turno alle flessioni mi batte il 5. Siamo si amici, ma in fondo sempre gli uni contro gli altri. Quando, sempre alle flessioni, viene scartato il rugbysta milanese, che dormiva sopra john e con il quale avevamo quindi iniziato a fare amicizia, ci dispiace, ma alla fine ci guardiamo e dopo un attimo di silenzio dico “però in fondo sono felice: era davanti a noi in classifica” “già, pure io”

 Per il ponte del primo maggio visito assisi e perugia con l’alpino. E mi accorgo che ormai mi sono abituato alla vita di concorso. Sento pochissimo la gente di bergamo, non la penso quasi neanche più. Una telefonata fatta da me e che non riceve risposta diventa una delle scuse banali con cui taglio relazioni. La vita di prima la sento lontana. Quando incontro probabilmente l’unico altro bergamasco del concorso e scopro che aveva frequentato pure lui il tecnologico al natta (poteva essere altrimenti? Tutti i matti finiscono li..), durante la conversazione mi trovo bloccato avendo dimenticato i nomi dei compagni e prof che volevo citargli. Gente che conosco da mesi se non anni… Parlando con altri ragazzi del mio stesso concorso o anche con uno di un’accademia diversa, notavo che tutti prima di partire avevano il mio stesso sentimento: speri di fallire. Nei giorni prima della partenza per Foligno ho avuto dubbi sul quello che stavo andando a fare, e penso che gli avrò fino alla fine del concorso, qualunque sia l’esito. Mi era venuta quasi la speranza che un certificato da portare fosse sbagliato, in modo da essere scartato senza disonore, e tornare a fare la vita da studente spensierato, senza cambiare troppo abitudini e conoscenze. Una volta dentro le cose invece le cose si ribaltano. Si forma un forte spirito di gruppo e si cambia vita. Nel senso che se ne inizia una nuova, e le cose del passato (fosse anche 2 giorni prima) si dimenticano.

Ormai i giorni non si contano più. Si parla con gioia del ritorno a casa, delle bevute con gli amici, ma in verità in quei momenti non si ha nostalgia.

Passano le visite mediche, poi le psicologiche. Prima delle attitudinali mezza camerata si becca un virus. In cinque finiamo in infermeria con 38.5 di febbre e la seria possibilità di prolungare ulteriormente la nostra permanenza in caserma.

Ricoverato mi vergogno da morire quando, ridotti a stracci incapaci di intendere e volere e ben che meno di farsi il letto, veniamo assistiti da vfp1 (in pratica la truppa) nostre coetanee le quali ci devono, oltre che  assisterci, darci del lei. Brave persone, loro come i caporali che ci scortavano per la caserma. Gente bravissima, che si faceva in quattro per noi, ma il cui nascere al sud gli ha rilegati ad un analfabetismo che gli preclude una qualsiasi carriera decente, anche nell’esercito. Ciò però non mi ha evitato  di odiare quella che è passata a compilare la cartella di ricovero e che, mentre vedevo le luci ballare sul soffitto, dovevo correggere (“nato il ?” ”15 giugno ‘90” ”7?” “guarda, sto da cane ma mi sembra sia il 6” “ok, dove?” “bergamo””provincia di milano?” “no, provincia a sé” ”quindi MI?” “no, BG…”).

 Alla sera saluto per l’ultima volta i compagni di gruppo sani che sono venuti a trovarci tra preoccupazione e sfottò. Mi sento in dovere di congedarmi con quello che è ormai il motto del gruppo 11: quando l’altro vicino di branda è già alla porta borbotto “Galatina!” ”si bergamo?” “vaffanculo”. Sorride, ha capito. Non lo vidi più se non per un breve istante mentre il giorno dopo veniva congedato.

 Il giorno dopo lo stomaco è ancora a pezzi, ma al pomeriggio riusciamo a farci buttare fuori. John ha ancora la febbre ma riesce in qualche modo a farsi giudicare guarito. Visto che non ci concedono tempo per docciare e sistemarci affrontiamo la commissione attitudinale in uno stato abbastanza pietoso. In compenso con la scusa di andare in bagno riusciamo a sgattaiolare in   camerata per metterci almeno la camicia.

La commissione è bastarda. Cerca di metterti in difficoltà, di farti contraddire o ritrattare le tue idee.

Quando usciamo e rimaniamo in attesa del giudizio siamo tutti certi di essere scartati. Cazzo, si sbrigassero cosi almeno riusciamo a prendere il treno delle 5, tanto ormai… Idoneo. Un momento impietrito e poi via di corsa a fare carte fino a ritrovarsi non si sa bene come fuori dalla caserma, e questa volta in maniera definitiva. O almeno fino agli orali. Iniziamo a tirare le somme. Eravamo in 51, siamo rimasti in meno di venti.

Lo stomaco a pezzi non mi fa godere il primo pasto da civile mentre bighelloniamo aspettando il treno. 10 ore di viaggio notturno su treni della peggior specie di Trenitalia con un epico cambio alle 2 di notte alla stazione di ancona. A milano veloci saluti, irreali nella loro brevità, e poi via vorticosamente verso la vita  di prima con lo straniamento di ritrovarsi fra civili a riallacciare i tendini tagliati.

 

 

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2 risposte a "The Division Bell"

  1. Non so se augurarti di passarlo o no, non so cosa augurarti..probabilmente solo che vada comunque bene.Sei in gamba e lo sai, e che comunque te la caverai..orali o non orali..come ce la siamo sempre cavata, quando eravamo in classe insieme, già alle medie..davanti a qualche improbabile interrogazione che diventava una discussione politica o sul destino o magari sull\’ambizione..Non si sentirà quello che è passato sempre con nostalgia, in caserma potrai anche cambiare vita completamente, ma credo che anche da Foligno, o da qualsiasi buco del culo del mondo, quando penserai ai due sedicenni che, zaino in spalla qualche soldo tenda e treno, si sono fatti 3 giorni di festival Moon and Stars in Svizzera; quando penserai alle notti in tenda tra Curò e UEB; quando penserai a qualche gran giro in bici; quando penserai a uno dei colpi in testa che abbiamo piazzato in qualche villata; o anche solo quando sentirai qualche canzone "giusta" dal tuo lettore mp3 ormai leggendario..allora magari un sorriso ti verrà da farlo.in bocca al lupo AleMike

  2. :-)non sono tendini che si tagliano…sono solo persone che sono ferme su un punto della tua strada. tu ti stai muovendo, stai seguendo la tua strada. stai dimostrando a te stesso e agli altri che sei forte a sufficienza da non lasciarti frenare da legami.e allora guarda avanti. guarda sempre avanti. e non ti curare di quello che lasci indietro. Perchè la strada non è dritta, è aggrovigliata, va avanti, torna indietro, cambia direzione, la riprende da un altro punto…e quindi, e di questo mi darai ragione in futuro, la vita del militare è una strada fatta di incroci. ci si lascia in un punto, ma ci si ritrova, prima o poi, in un altro.Ti faccio tutti i miei auguri. "non voltarti, ti prego, nessun rimpianto per quello che è stato: che le stelle ti guidino sempre e la strada ti porti lontano!" McRCiao, Mary

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