Un amore è per le estremità

“Per il compleanno avrei tanto voluto che tu mi avessi scritto “auguri”. Sarebbe bastata quella singola parola per sconvolgermi la giornata. Per costringermi a pensare e guardarmi in profondità. Invece non mi hai scritto e a me viene da scrivere a te. Ti ho pensato, sai? O forse hai ragione tu, e col mio egotismo da masturbazione ho pensato solo al tuo riflesso in me. Gli spigoli purtroppo nella memoria si spuntano fino a diventare dolci curve. Come le tue, che è quello che mi torna più frequentemente in mente. Meno il nostro, o forse dovrei dire tuo, litigare su tutto. Quel tutto che in fondo è sempre quello: le mie idee espresse sempre con più cinismo, non avendo più un’azione dove sfogarle. Mi offese il fatto che tu non vedessi oltre alle semplici battute. Tu (che alla fine cos’eri se non la persona più in intimità con me?) non riuscivi a capire i miei veri pensieri dietro a parole e atteggiamenti superficiali. Forse in realtà sei più egocentrica di quanto non vuoi credere. Ti fermavi a pensare che tutto fosse un attacco alla tua persona e al tuo mondo. Ti sentivi distante, dicevi. E a forza di chiamarla quella distanza l’hai creata davvero. Non hai mai capito che se ironizzando critico una cosa è perché ad essa ci tengo. Non farei battute acide su una discoteca che chiude, non me ne frega niente. I difetti di un ente in cui lavoro e che mi rappresenta invece mi urtano l’animo, che irritato reagisce. Vedila come una reazione allergica all’impotenza.

È tornato il caldo. Tu lo ami, io lo sopporto a fatica. Tu potresti viverci sempre. Io ho più bisogno dell’alternarsi delle stagioni. La loro bellezza sta nella loro finità. Il turnare la leggera sensazione del lenzuolo d’estate alla calda protezione del piumone d’inverno. Le cascate di ghiaccio alle lunghe vie di roccia estive. Le castagne e vino rosso d’ottobre alla tranquillità delle sponde di un lago a inizio maggio. In fondo detesto la routine, la monotonia del “per sempre”. Che poi razionalmente è davvero uguale a “mai”. Le ragazzine che venerano i cantautori contemporanei, quelli seri: il solito Dente, Brunori, Oratio, smetterebbero probabilmente di farlo se capissero che il messaggio che esce dalle loro canzoni più “romantiche” è che niente purtroppo è per sempre, nemmeno il diamante che brilla in tv. Forse risento anch’io di questo zeitgeist, che unisce un pragmatismo disincantato a un prendersi poco sul serio.

Che senso avrebbe quindi inviarti questa lettera? A che pro riavvicinarci? Ad avere un altro bel periodo insieme magari. E farti soffrire ancora così dopo? Non potrei ripetere la cosa. Ma che senso ha quindi cercare altre? Inseguo solo piccoli dettagli che momentaneamente mi stregano. Ci si innamora sempre dei particolari. O almeno per me è una cazzata sentire quelle frasi elogiative di un’intera persona. Balle: ti innamori di una sua espressione mentre ride, del suo seno, degli occhi, della sua serenità o dei lineamenti del viso. E sempre i particolari ci fanno disinnamorare. Prima li sapevi e felicemente ignoravi. Poi sono come un motivetto in testa: anche se non vuoi non puoi toglierteli dagli occhi, dai pensieri. Forse sono io che non ho mai incontrato la donna giusta, ma in fondo questa espressione ormai usata da tutti non è ancora più arrogante di quanto non lo sia io? Cosa dovrebbe indicare “giusta”? Sa tanto di aspettare la pappa pronta. Non far niente e aspettare che cucini qualcun’altro. Razionalmente dubito ce ne sia una totalmente perfetta. Non sono perfetto io, perché dovrebbe esserlo lei? La perfezione la poteva cantare Dante, che Beatrice non l’aveva mai praticamente vista, mai conosciuta. Descrive un suo ideale, mentre va a letto con un’altra. Concreta. Con pregi e difetti. Baciandola ne adora gli occhi mentre non ne sopporta il naso.

Avevo davvero bisogno di quell’auguri? Mi piace complicarmi la vita. Per poi semplificarla. Disprezzo le scelte semplici e ho probabilmente un certo sadismo nel creare situazioni da bianco o nero. Kiss or kill. Le situazioni ingarbugliate o nebulose si risolvono mettendosi o mettendo le persone con le spalle al muro. Sono pur sempre omonimo del tizio che sciolse il nodo gordiano con la spada.  Meglio sensazioni forti a un piatto sopravvivere. L’errore all’ignavia.

Ho bisogno di mandarti questa mail? A quanto scritto sopra no. Non contiene nulla se non la mia solita visione della vita. Quella, cambieranno i lavori e gli studi, ma resta sempre lei. Dovresti già conoscerla. Come io conosco la tua, che alla fine ho sempre ammirato. E sei pur sempre l’unica ragazza che m’abbia mai regalato una bottiglia di grappa: sono cose difficili da tagliar via! Un brindisi al tuo prossimo uomo, che tu possa trovarlo con le idee ben chiare. Quelle sai, è da un po’ che io non le ho più.”

 

 

E ora come si fa a dire a una lettera appena scritta che non ti serve più?

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