Verdi colline di città

L’aria è particolarmente fredda per essere maggio. Dalla mia tazza di caffè s’alzano irregolari forme di vapore. Le porta via un vento teso e freddo che smuove le grasse fronde dell’ontano sopra di me. Il legno del tavolo è meno bello e risente già dell’umidità e della pioggia a cui è esposto. E degli avventori: alle classiche scritte di coppiette già scoppiate s’aggiungono parolacce e, novità, qualche nome sudamericano.

La luce del sole si riflette nel foglio bianco del libro. Stanco di strizzare gli occhi mi abbasso per prendere gli occhiali da sole nella borsa, ma il gesto si blocca a metà strada.

 

Domestic_cat_hunting

 

Un gatto ha fatto lo stesso. È a due metri da me, appiattito nell’erba. I suoi occhi verdi mi fissano, mentre la coda inizia a muoversi nervosamente. Il pelo è corto e grigio, e la sua attenzione si sposta da me ad un passerotto, a scatti, come la sua estremità. L’uccellino ignaro continua a strofinarsi nella sabbia del vialetto che percorre il perimetro del giardino. Deve farlo abitualmente: ormai ha creato sotto la panchina di pietra una piccola conca a misura della sua pancia. Il gatto accenna a due passi poco convinti. Un cane passa a poca distanza, ma nessuno dei due sembra farci caso. E nemmeno lui sembra accorgersi di niente, trotterellando felice accanto alla bicicletta del suo padrone. Il quale è preoccupato solo per i ripetuti tentativi del suo animale beige d’infilare la testa tra i raggi delle ruote.

La posizione scomoda inizia a farmi dolere il fianco. Accenno a un movimento per rialzarmi, e il felino spaventato compie un mezzo salto. La coda sventola bassa nell’aria più veloce che mai. Ora che è girato verso di me vedo come il pelo sotto il collo sia più gonfio. Ha decisamente un’aria signorile. Le zampe hanno delle strisce tigrate bianche. Bianchi anche i ciuffi di peluria davanti alle orecchie. Deve essere giovane, e sotto il pelo intuisco come sia piuttosto asciutto. Torna a girarsi verso la preda, che ora saltella a piccoli balzi. Le briciole, lasciate da un signore di mezz’età brizzolato e ben vestito, sembrano non interessare invece i piccioni. Un gruppetto numeroso di quelli, grigi e grassi, preferisce beccare i semi di gramigna in un’aiuola. Vederli comportarsi da animali normali mi mette quasi a disagio.

Il vento s’abbassa. Ora riesco a sentire il calore del sole premermi sulla schiena e passare attraverso la felpa nera. Il cacciatore si riacquatta nel verde. Le scapole tornano a superare il garrese mentre si dirige verso la preda. Intuisco le costole sotto il manto quando il petto si dilata e contrare ritmicamente. Avanza sinuoso senza quasi muovere i fili d’erba che ha intorno. SWAAM

Un’ombra scura passa tra di noi. Il fischio che produce tagliando l’aria è rapido e greve. Una cornacchia è già sul passerotto. Le ali alzano la polvere. Sembra inciampare, salvo poi rialzarsi di scatto e in due battiti essere già diretta verso il tetto del palazzo ottocentesco dall’altra parte della strada. Tra le zampe il pranzo.

Gli occhi del micio sono due fessure d’odio. Si rialza composto, mi guarda un’ultima volta quasi sdegnato e si dirige a cercare coccole e cibo da due ragazze che studiano sdraiate sull’erba. Io m’infilo gli occhiali e mi rialzo. Il vento riprende a soffiare la sua aria fredda. Una macchina passa coi finestrini abbassati e lo stereo a palla: Queen.

Torno a studiare.

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2 risposte a "Verdi colline di città"

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