Coltivando l’ortica

Bologna al sole è bellissima. La ragazza che ho di fronte forse meno, ma il lambrusco non riesce a picchiarmi in testa con la stessa intensità del suo sentimento. La gente sotto i portici passa di fronte ad antiquari, barbieri, bar e coppiette. Sembra non esista altro, se non qualche cane di qualche punkabbestia. Lei si gira a guardarli; io cado nella sua scollatura. Merda, la sua camicetta slacciata è peggio di una tagliola per orsi. E io sono l’orso scemo. Dovrei starne fuori da lei, pregusto solo guai, ma mai che passi una minigonna quando serve. Mi riempio il bicchiere.
Lei non beve, ma l’euforia non prende solo me. Pago e c’incamminiamo abbracciati verso Piazza Grande.

notte_bologna

Di sera è ancora più bella. La piazza, ma anche lei: l’ombra aiuta sempre. È felice e serena, e mi chiedo perché io non potrei esserlo con lei. Forse c’entra il suo piattume culturale. O forse è colpa del suo naso storto (sarò davvero così banale?). È dolce e innamorata. La sua bellezza acerba da diamante grezzo m’affascina. Ma ho bisogno di una donna che a volte mi tiri giù dal piedistallo, che mi dia qualcosa che non ho.
La luce e l’atmosfera sembrano un quadro di Magritte. Il cielo è ancora chiaro, azzurro. La città invece è ormai notturna, buia e coi lampioni accesi. È un momento che si coglie solo in città. E da sbronzi è bellissimo. A volte lo è anche da sobri.
I locali di Bologna spesso non sono da meno. Superiamo il Roxy bar, ormai una pacchianata brillantinata. Passiamo davanti alla torre della Garisenda (ogni luogo in Italia citato nella divina commedia, fosse anche per insulto, ormai se ne vanta con una lapide). Ne scegliamo uno in zona San Martino. È curato: i muri sono di un verde leggero, con dei cesti di vimini appesi. È piccolo, ma non soffocante. Lei appoggia gli occhiali neri sul tavolo, incrocia le scarpe sotto la sedia e non capisce il blues in sottofondo. Io rimpiango il fatto che non abbiano Pernod.
Fuori il giallo dei vecchi lampioni si sfuma nell’intonaco cremisi dei muri. Gruppi di ragazzi con bicchieri di birra in mano ridono appoggiati alle colonne.  Bologna come centro culturale è in declino, nessuna grande cosa esce più dai circoli della città. Sono morte le locande dove si ritrovavano insieme personaggi come Guccini, Vecchioni, Dalla e Bonvi. È rimasta una certa attenzione al gusto; non saprei dire quanto sincero o meno. Le vie sono però affollate di giovani per davvero. E fino a orari in cui a Bergamo i centralini dei vigili sarebbero intasati da chiamate di vecchi inaciditi. Il clima è sereno, forse perché tutti, studenti fuorisede in primis, si sentono turisti in visita. E in genere è l’aria di casa che si sente soffocante.
Usciamo e gli edifici si susseguono conformisti. L’ostello si distingue solo per le scritte in pennarello accanto alla porta.

Bologna con sorpresa (foto M.Colli)

Mi risveglia la dolcezza di una ragazza che mi sfiora lentamente il viso. Bologna è una vecchia che ripete la mia vita, l’ultimo amore è uguale a quello prima. Penso che dovrei essere altrove mentre il rumore del traffico, nonostante l’ora tarda, non penetra nella stanza.
Resto appoggiato sul suo petto. La serenità m’attanaglia al ritmo del suo respiro. Il profumo e morbidezza fanno da contraltare alla barba e sudore. Nella tenue luce mattutina l’immagine che avevo di lei viene drasticamente cambiata, e nell’intimità il mio ego s’abbassa fino a livellarsi all’altezza delle sue spalle. Era da tanto che non lo provavo. La tenerezza nella sua timidezza di un “ti posso baciare?”. Il rispecchiarsi negli occhi di chi, per qualche strano motivo, ti vede diverso dagli altri uomini che conosce.
Mi gusto le sue espressioni ancor più del suo labbro. Quella strana sensazione per cui pensiamo che l’intimità di coppia rimarrà fra noi due. Invece accarezzerà allo stesso modo altri visi. Altri vedranno la sua espressione di finta sorpresa mentre la giro afferrandola per i fianchi.
L’afa entra dalla finestra insieme al sole. Sei come questa città: la posso adorare una notte, ma alla lunga l’orizzonte piatto mi fa sentire fuori posto. I miei occhi mi fissano dallo specchio. “Ehi bello, la realtà è un pugno nello stomaco, ma te lo meriti!  E magari ti fa passare il bruciore per i troppi bicchieri di ieri!”

Un bacio e te vai. Domani il tuo nuovo uomo ti passerà a prendere per portarti in montagna. Pff, tanto è un alpinista da boutique. Non sono geloso. E tu non sei la Cardinale, ti dimenticherò in fretta.
Mi rigiro nelle lenzuola e trovo ancora i tuoi capelli. Quando ci andrai a letto sarò felice di non saperlo.

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2 risposte a "Coltivando l’ortica"

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