Modelle allo zafferano

<<Ha trovato una risposta alla domanda che le ho posto dieci minuti fa?>> A parlare è un ragazzo. Magro, sulla trentina, col tipico aspetto di chi non ha mai praticato uno sport o pur facendolo è passato poi all’eroina.
<<Mi scusi, non ancora. Ma non sottovaluti l`importanza della mia decisione>> Il suo interlocutore di anni ne ha probabilmente cinquanta, ma rientra nella categoria delle persone senza età. Il suo peso sarebbe bastato per entrambi, ma guardandolo non si notava una grassezza sgradevole. Era più un’opulenza discreta da persona simpatica e sedentaria.
<<Su su, non mi guardi con quella faccia>> continuò <<So a cosa sta pensando “i beni materiali non sono importanti, uno vale l’altro”>>
<<Non mi permetterei mai, ma…>> prova a interromperlo il giovane, senza successo.
<<Non lo neghi, lo vedo dalla sua persona. Perché vede, chi siamo viene esternato anche dalle cose che possediamo e indossiamo>>
<<È il problema di questa società moderna>> dice il ragazzo, ormai rassegnato a partecipare alla discussione.
<<E qui si sbaglia caro. In passato le apparenze contavano molto più che adesso. Prenda i vestiti: nel medioevo la loro stoffa, ma anche solo la lunghezza, indicavano precisamente la condizione sociale ed economica. Avrà presente i dipinti, no? Le nobildonne i cui vestiti di seta colorata avevano perfino le maniche lunghissime con lo strascico? Invece i poveri contadini avevano vesti grezze che neanche coprivano le gambe: i tessuti costavano. Ma guardi anche un quadro dell’800: saprà immediatamente distinguere un borghese da un operaio>>
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<<Anche adesso chi è più ricco lo mostra>>
<<Ma no! Osservi quello che ha intorno. Ora le classi sociali sono sfumate – e non mi guardi così, sa benissimo che è vero. Da lontano un ricco imprenditore ha lo stesso completo nero di un assicuratore, o del suo dipende ad un matrimonio. Un dirigente italiano magari è ancora col gessato, un norvegese col softshell della North Face>>

La giornata è luminosa, ma il cielo sopra Milano non è sereno. I pochi alberi dei viali iniziano ad ingiallire, mentre l`aria durante il giorno resta calda.
Sotto il tendone rigido del bar si trovano una decina di clienti. Sfruttano le ultime giornate tiepide dell’anno prima di dover tornare a passare la pausa pranzo all’interno. Il traffico sul viale invece è numeroso e caotico come sempre.

<<Su, si guardi intorno. Non vede come tutti i presenti mostrino precisamente chi siano?>> riprende il signore. L’accento tradisce una probabile origine francese.
<<Mah: studenti, impiegati, forse qualche turista. La classica clientela del centro di Milano insomma>> la cadenza del ragazzo invece è la classica di chi si deve sforzare per non inserire quattro “cioè” in ogni frase.
<<Com’è superficiale lei! Studi meglio i particolari. Ad esempio, vede quel ragazzo al tavolo in fondo? Sì, quello con la giacchetta marrone. Ecco, con le scarpe La Sportiva e l’orologio della Suunto fa capire come nel tempo libero frequenti le montagne. Il cordino al polso probabilmente indica che arrampica, o almeno questo vuole mostrare. E che dire delle ragazze che ha di fronte?>>
<<Arrampicano anche loro?>> fa il ragazzo, tradendo un po’ di sorpresa mista a sarcasmo.
<<Non sia sciocco>> risponde piccato il signore <<Trucco semplice, camicie eleganti, scarpe in cuoio. Fumano, ma in modo fine. Ostentano un certo buon gusto e il loro essere intellettuali. Fra poco tireranno fuori una Moleskine >>
<<A me piacciono>>
<<Sono bellissime e aggraziate, ma non parlavo di questo. E la poesia è come l’onanismo: va fatta in privato>>
<<Magari sono segretarie>>
<<No, avrebbero un tailleur, scarpe col tacco e un’agenda in vista. Anche il trucco sarebbe più acceso>>
<<E camicie più scollate?>> osa il giovane
<<Volgare. Comunque le camicie! Quanti particolari emergono dalle camicie!>>
<<Cioè?>>
<<La camicia azzurra arrotolata a metà avambraccio è tipica dello studente appena passato dalle canne a considerare un lavoro fisso in banca non più cosi disdicevole. Quella rosa aperta al terzo bottone indica che il proprietario ha come massimo ideale d’eleganza un pappone romeno. Probabilmente possiede anche un BMW. Aperta e con sotto una maglietta fa intendere che si vuole sembrare alternativo e “giovane”, ma non troppo. Freddure a parte, ormai si esterna il gusto e la cultura>> si volta verso il giovane <<Guardi la sua tenuta ad esempio>>
<<Cosa non va nella mia camicia?>> fa lui sulla difensiva.
<<Niente, ma si vede che è costretto a portarla. Quindi la indossa larga e molle. E tampona i pantaloni eleganti e neri con delle orribili scarpe da ginnastica della Nike>>

Il ragazzo inizia ad infilarsi gli sbuffi nei pantaloni arrossendo.

<<Ma li lasci! Non voleva essere un rimprovero il mio. È normale voler esprimere il proprio essere. Ad esempio lei penserà che io sia un vecchio egocentrico, col mio panciotto in tweed>>
<<È superficiale giudicare dall’aspetto. L`abito non fa il monaco>> Il ragazzo prova a passare all’attacco.
<<Solo se ci si ferma a quello>> risponde l’altro pronto <<Ma non è un valore secondario. I rasta e vestiti larghi di quella ragazza che sta passando non ci dicono se sia una brava persona o meno. Esprimono molto bene però una sua certa filosofia di vita. Non si è ricoperta la testa di colla di pesce per errore>> si ferma frugandosi nelle tasche, tirandone fuori un accendino e dei sigari <<Lei giovanotto fuma?>> riprende offrendone uno.
<<Non sigari, inoltre ora non potrei>>

L`uomo afferra un toscano, avvicina la fiamma e lo accende con ampie boccate. Il fumo si alza denso, prima di essere portato via dal leggero vento creato dal movimento delle auto.

<<Anche quello che fumiamo parla di noi>> riprende il signore.
<<Il sigaro la invecchia, ma le dona anche>> ammette il suo interlocutore.
<<La ringrazio. Ostenta forse un po` troppo un vezzo intellettuale. Il giovanotto qui in parte ha scelto invece la versione economica e giovane per non sembrare solo un tabagista>> mentre parla indica uno studente intento a rollarsi un sigaretta. <<Le dita ingiallite stonano con i suoi vestiti eleganti, non trova?>>
<<Effettivamente sì>>
<<La sto annoiando, vero? Ma immagino che durante la settimana della moda le capiterà spesso di peggio. Ma forse anche di meglio di vecchio con la pancia>> conclude ammiccando.
<<Le modelle? Non mi piacciono molto. Troppo secche. Inoltre stanno sempre nel loro, sono quasi scortesi>>
<<Però le riconosce subito>>
<<Non è difficile. Sono alte, magrissime e con l’aria da straniere senza essere pacchiane>>
<<Vede? Anche lei ricava informazioni dal primo impatto. Ci sono una miriade di piccole cose che distinguono le persone. Quel professore -sì, quello nel tavolo all’angolo- consciamente e inconsciamente vuole apparire diverso dall’impiegato che ha in parte>>

Sul marciapiede passa una scolaresca schiamazzando. Altri due ragazzi si siedono ai tavolini, mentre una signora elegante, sulla quarantina, inizia a lanciare frequenti occhiate al ragazzo in piedi. Questo, dopo essersi guardato intorno, scuote un attimo la testa, quasi a togliere i troppi pensieri accumulatisi. Prende una penna dalla tasca e riprende a parlare.

<<Ok, ma tirando le somme: ha deciso cosa vuole ordinare per pranzo?>>

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