Un discorso sospeso

   Sapevi sarebbe finita così. È inutile che ti lamenti: sapevi dove la strada scelta ti avrebbe portato. Hai barattato un presente felice con un futuro problematico, solo che ora questo futuro, per quanto questo evento sia sempre inconcepibile, è divenuto il tuo presente e tutto quello che con noncuranza ci avevi riversato ti si sta rovesciando addosso.
Lo sanno le persone che ti fissano che sei colpevole. Pochi forse te l’avranno detto di persona, ma molti in cuor loro sapevano dove ti avrebbero condotto le tue scelte. Sarebbero rimaste deluse da un qualsiasi risultato differente, forse. D’altronde non è bello vedere qualcuno andar oltre le regole convenzionate, agire fuori dagli schemi, e non pagarne le conseguenze. Anche se le sue azioni lo rendono felice. O forse a maggior ragione per quello.
Avresti potuto far come tutti, accontentarti, lavorare – non importa dove – e metter su famiglia. Ma tu no, hai voluto far di testa tua, seguire il tuo istinto. Beh, di certo di sei reso diverso e distinto dalla folla, che infatti ora ti guarda col naso all’insù, mentre cammini su questa passerella di legno.

   Osserva il palco di legno che hanno preparato per te. Di certo non si può dire che tu non sia ancora in mostra. Sei talmente in alto che senti una leggera brezza sul viso, mentre a terra la polvere sollevata dalle scarpe della gente non viene agitata se non dalla poca aria messa in movimento dalle gambe delle persone stesse.
Le disprezzi ancora? O per la prima volta nella tua vita sei arrivato a invidiare la loro banalità? Loro possono star lì a fissarti, oppure possono girare i tacchi e inoltrarsi per i vicoli della città vecchia, fuggendo dal sole, dalla ghiaia e da una vista che non li aggrada; cercando consolazione in un bicchiere in un bar, l’avventura in un libro di una libreria, la novità in una camicia nuova o possono semplicemente tornare nella loro tranquilla casa, dimenticandosi di te e di tutta questa faccenda. No, mi spiace, tu non puoi cavartela così facilmente. Ormai sei invischiato in questa faccenda, i suoi lacci si sono intrecciati sopra i tuoi arti, legandoti al tuo destino. Non puoi non vivere fino in fondo l’evento di cui sei protagonista e a nessuno puoi chiedere di prendere il tuo posto. Questa volta sei davvero speciale, nel senso di unico e insostituibile. Al centro dell’attenzione. Hai raggiunto il grande mito occidentale, non sei contento? No? Lo posso capire, i miti sono sempre migliori se visti sul piedistallo; indossati perdono gran parte del loro fascino e rivelano tutte le loro scomodità.

   Fa caldo, concordo. Ci vorrebbe più di questa brezza per spazzare via l’afa che ristagna da giorni su questa pianura. Il sole sembra fissarti dall’alto, non c’è nulla che puoi fare per sottrarti al suo calore. Di certo rimpiangi di non poter spogliare questa spessa giubba scura. Com’è la moda adesso? A guardare la folla in basso, si direbbe vadano per la maggiore delle leggere camicie di lino, bianche e larghe. Perfette per combattere il calore estivo, non trovi? È un vero peccato che tu non ti possa uniformare a essa.
In lontananza vedi le montagne chiudere l’orizzonte di fronte a te. L’umidità si percepisce anche dalla loro vista: sfocata e che degrada ogni colore in un blu stinto. Lì di certo farà fresco, anche senza camicia in lino, ma andarci ora non è possibile. Il tuo modo per ora si racchiude in quello che puoi vedere, e per una volta sei costretto ad accontentarti di ciò. Anzi, il mio consiglio è quello di iniziare a goderti anche quel poco che hai intorno, è un’abilità che ti potrebbe tornare presto utile, credimi.

   Volevi fare l’intellettuale, o almeno così amavi dire nelle osterie notturne. E l’impegno dell’intellettuale è per sua natura rivoluzionario, continuavi, e cosa c’è di più rivoluzionario se non rifiutare le convenzioni sociali più scontante? Tutto quello che ci si aspetta dal buon padre di famiglia, ecco, quello era ciò che rifiutavi. A volte eri più provocatorio che concreto: per rivoluzionare davvero la propria vita, le abitudini sociali e l’educazione di cui siamo imbevuti fin dall’infanzia e che anche solo per riflesso incondizionato pratichiamo, rivoluzionare e rifiutare tutto ciò dicevo, richiede uno sforzo tale e di una tale continuità da risultare totalmente fuori dalla tua portata. Tu ti sei limitato a infrangere piccole regole, piccole convenzioni che si frapponevano tra te e il tuo piacere momentaneo. Non scuotere la testa, sai che c’è stata più pigrizia che rivoluzione nella tua vita. Certo, non nego come anche tutti quelli che ti osservano dal basso siano altrettanto pigri, ma l’unica vera differenza tra loro e te è l’autoconsapevolezza nella propria scelta di vita.
Non è spocchia, ma la paura dell’altezza, di ritrovarsi al tuo posto ora, quello che ha frenato ognuna di quelle persone che ti fissano dall’imitarti. È stato il loro istinto animale di gregge a tenerle al loro posto. Non sei contento di questo? Non ti senti sollevato? Forse troppo, dici? Ti sta quasi venendo il dubbio che faresti a cambio con uno di loro ora? Non penso ne saresti davvero in grado. Sei troppo poco abituato all’abitudine per inserirti in una qualsiasi di quelle vite.

   Forse hanno ragione loro. In fondo guarda la situazione adesso: in torto sei tu, è palese. Nessuno vorrebbe essere nei tuoi panni in questo momento. Forse qualcuno, in cuor suo e senza aver il coraggio di ammetterlo pubblicamente, avrebbe provato volentieri a vivere come te. Dopo qualche bicchiere, non pochi anziani si sono detti invidiosi di qualche tuo privilegio, o di qualche tua donna. Ora però loro sono in una posizione migliore per continuare a bere coi loro classici e ricorrenti pensieri anche domani e il giorno dopo ancora, e poi gli altri giorni a seguire fino a stancarsi. Fino a ieri era una frase che ti provocava angoscia, lo so, ma ora posso intuire un tuo leggero fremere alla parola domani. A proposito: le tue donne? Dove sono? Non le cerchi scrutando nella folla? O ti rifugi nella miopia? Capisco, i volti noti ora possono ferire, meglio immaginare un loro futuro triste piuttosto che controllare ed essere smentiti.
Ti hanno accusato spesso di agire in preda solo alla sua spasmodica ricerca. La realtà è complessa, la somma delle influenze che portano a una decisione molteplici, ma in linea di massima non sei nella posizione per rigettare queste accuse. Non fartene una colpa però: l’uomo è sempre stato mosso dalle dipendenze. Prima erano cibo e sesso, o la ricerca di un ricovero caldo. Ora che i bisogni primari sono quasi sempre soddisfatti, bisogna puntare ad altro. Tu hai scelto le emozioni, l’adrenalina. Ottima compagna, ma pessima consigliera. Capita, la maggior parte delle amanti migliori sono così. C’è una ragione se la maggioranza sceglie di convivere con altre situazioni.

   La cerimonia sta già per finire? Come corre il tempo! Non te lo devo certo sottolineare io ora, lo so. Scusami per l’involontaria ironia. Ce li s’immagina sempre perfetti certi momenti. Si pensa solo alle emozioni che proveremo, ma invece il fisico non scompare. Il dente del giudizio inferiore destro ti duole e non riesci ad escludere dalla mente quella fitta elettrica ottusa. Così come non riesci a ignorare il fastidio dell’ultimo pasto mal digerito, i cui gas ora si muovono nel tuo stomaco scaldato troppo dal sole di questo bollente pomeriggio estivo. I borborigmi saranno la tua colonna sonora per questo evento, nonché l’unico suono che ti è concesso emettere. Potresti in realtà urlare, ma per una volta ti conviene adattarti alle convenzioni sociali, limitarti a essere e non puntare ad apparire.

   Il tempo più che correre è scappato. E sì che forse lo vorresti ancor più accelerato! Sembra un paradosso, ma riesco a capirti. Tanto una notte produttiva solleva l’umore, tanto snerva invece una nottata in cui si vorrebbe dormire e si riesce solamente a rigirarsi nel letto e cadere in pensieri sempre più neri, finché il sonno non giunge che all’alba, quasi volesse solo rendere doloroso anche il momento della sveglia. Così ti pare la tua vita ora, ma purtroppo per te non posso né cambiare la tua condizione di veglia né anticipare il trillo dell’orologio. Aspettare è doloroso, ma passa.
Gli Dei guardano in basso e ignorano i vostri sforzi. Non vi è differenza per loro tra te e chi ti sta osservando. Non c’è adesso, ci sarà domani, tornerà a non esserci tra qualche decennio. Sparirai, com’è giusto sparire, senza più spartire nulla con nessuno. Non un ricordo, non un’emozione, non un figlio. I documenti su cui è impresso il tuo nome saranno ricoperti di polvere, dimenticati e infine distrutti, ponendo fine a qualsiasi traccia del tuo passaggio per questa terra. Ma tutto questo in futuro, adesso non puoi ancora godere dei vantaggi dell’oblio e devi sottostare invece alla fama che ti sei guadagnato con le tue azioni terrene.
Se quelle persone giù in basso lo sapessero, ti farebbero un applauso e un inchino. Invece ignorano la tua condizione come tu ignori la loro. L’oblio e l’ignoranza del prossimo forse sono le uniche condizioni sincere, il resto sono solo sbiaditi tentativi di buttare ponti sopra mari troppo larghi per essere solcati realmente. Sei in vista. Tanti ti vedono, ma paradossalmente sei impossibilitato a comunicare alcunché. Certo, puoi esprimerti coi gesti, forse anche a parole – o meglio urla, per far sì che la tua voce arrivi fino a loro – ma resterai all’interno del ruolo che devi recitare. Le piccole o grandi variazioni che puoi operare sul copione possono tutt’al più far emergere il tuo carattere, ma non certo stravolgere l’ordine delle cose. Quello era stato stabilito ben prima che tu salissi su questa pedana.

   Ora però è il momento di seguire le indicazioni di quell’uomo che si rivolge a te urlando. Infila la testa in quel cappio, da bravo. Fare scenate non servirebbe proprio a nulla, lo sai. E sì, quella sotto di te è una botola. E no, per l’ultima legge che ti giudicherà, quella di gravità, non sono previste scappatoie. Hai un ultimo desiderio?
«Sparatemi adesso, finché sono ancora felice»

appeso

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